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Una donna condivide la sua tristezza dopo essere tornata a lavorare in seguito al congedo di maternità.12 settimane non sono sufficienti.

abril 7, 2021
portada mujer comparte tristeza volver trabajar despues posnatal 2 - Una donna condivide la sua tristezza dopo essere tornata a lavorare in seguito al congedo di maternità.12 settimane non sono sufficienti.


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Rachel Larsen (EE.UU) sa di essere stata privilegiata dato che è riuscita ad ottenere 3 mesi per poter stare con la sua piccola appena nata. Ma il tempo non le è bastato e appena ha ripreso il lavoro, si è lasciata divorare dall’angoscia. “Il disprezzo che c’è verso le persone che cercano di crescere una famiglia e lavorare è reale”, ha commentato questa madre.

Negli ultimi giorni, Rachel Larsen, madre di due figli e allo stesso tempo lavoratrice, ha pubblicato un post sui social diventato virale, nel quale mostra tramite una sua fotografia le difficoltà di molte donne statunitensi che affrontano la maternità.

La donna ha partorito l’ultimo pargoletto, una splendida bambina, verso la fine dell’anno scorso, e secondo il regolamento del suo Paese, ha avuto solo 12 settimane di maternità da dedicare alla sua piccola. Chiaramente, questo lasso di tempo è insufficiente e Rachel l’ha voluto dimostrare attraverso un post, accompagnato da una sua foto mentre piange a causa dell’enorme frustrazione.

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LinkedIn: Rachael Larsen

“Mi ci sono voluti quattro anni per poter condividere questa foto, dato che mi mancava il coraggio. E persino adesso, è difficile da guardare. Il disprezzo che c’è verso le persone che cercano di crescere una famiglia e lavorare è reale. Me ne sono convinta il primo giorno di ritorno al lavoro, in seguito alla nascita della mia seconda figlia. Non ero pronta. Mia figlia non era pronta. Lei non dormiva ed era piuttosto inquieta. Quella notte mi sono svegliata cinque volte per allattarla. Ero esausta”.

Malgrado la situazione, Rachel sa di godere di benefici a differenza di molte altre donne che vivono l’esperienza della maternità senza alcuna protezione da parte della legge. Eppure lei non ce l’ha fatta ed è scoppiata in un lungo pianto.

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Imagen referencial. (Paylab)

“So di essere estremamente privilegiata. Ho potuto avere uno stipendio seppur parziale, durante la maternità e sono stata 12 settimane senza lavorare. I capi della mia azienda si sono comportati in maniera impeccabile. Ho avuto l’accesso ad un asilo nido ad un buon prezzo e con delle maestre adorabili, delle quali mi fidavo. Ma…non ero pronta”.

La donna ha terminato il suo messaggio esortando le famiglie ad appoggiare i genitori in questo particolare momento della loro vita. Per anni non si è resa conto di quanto fosse difficile questa tematica, ma adesso che sa di non voler avere più figli, dice di avere il coraggio di “raccontare la sua verità”.

Il dolore di Rachel è perfettamente giustificabile. Infatti, a detta delle cifre della OCDE raccolte da PopSugar, il periodo minimo di congedo di maternità è di 14 settimane, mentre il periodo medio è di 18. Inoltre, i Paesi inseriti in questa organizzazione versano alle donne che hanno appena partorito più della metà dello stipendio abituale, o addirittura l’intero stipendio.

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Imagen referencial. (Bounty Parents)

Invece negli Stati Uniti la realtà è ben diversa ed è più amara. Qui, alla maternità si può accedere soltanto se si hanno determinati requisiti, come ad esempio l’aver lavorato per un tot di ore e vi sono tantissimi altri ostacoli che impediscono che il processo sia il più lineare possibile.

La realtà di Rachel è quella di molte madri al mondo. È necessario riproporre questa problematica in tutti i Paesi in cui non vi è una normativa chiara, poiché non si può interrompere il processo di attaccamento di una madre al suo bebè nei primi mesi di vita.



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